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È uno di quegli strumenti a cui un’agenzia di PR non può proprio rinunciare. Nelle prossime righe osserveremo da vicino tutte le sue caratteristiche: dalle parti che lo compongono, passando per il tone of voice da utilizzare, fino ad arrivare alla scelta del giornalista a cui indirizzarlo.
Qual è la differenza tra media pitch e comunicato stampa?
Partiamo facendo subito un po’ di chiarezza. Media pitch e comunicato stampa vengono spesso confusi dai non addetti al settore. Nonostante siano complementari presentano finalità diverse. Quindi, qual è la differenza?
Il comunicato stampa è il testo che raccoglie e organizza le informazioni sulla notizia. Nella pratica, espone tutti quei fatti e dettagli che aiutano il giornalista a comprendere il contenuto e, qualora lo ritenesse opportuno, a svilupparlo editorialmente. In sostanza, il comunicato stampa offre una panoramica completa sulla notizia e non richiede necessariamente un approfondimento. Viene diffuso, così com’è, ad una lista più o meno lunga di destinatari.
Al contrario, il media pitch è un messaggio personalizzato e pensato per essere proposto ad un unico giornalista o ad una singola testata. Si contraddistingue per la sua sinteticità: non svela tutto, ma fornisce degli input per attrarre l’attenzione del destinatario e lancia delle proposte per possibili approfondimenti.
Per rendere tutto più chiaro: il comunicato stampa è una notizia standardizzata, mentre il media pitch è una proposta approfondimento personalizzata.
Che cos’è il media pitch?
Il termine più corretto per definire un media pitch è “proposta editoriale”. Come già accennato nel paragrafo precedente, il suo compito è presentare una notizia, ma anche un’iniziativa o un aggiornamento, in maniera tanto chiara quanto persuasiva per attrarre l’attenzione del destinatario.
Ma come riuscire in questo intento?
Assumendo la prospettiva del giornalista. Quest’ultimo non è ovviamente interessato a contenuti promozionali. Il suo interesse è rivolto a tutti quei contenuti che possano avere una rilevanza per la testata per cui scrive e, soprattutto, per il pubblico a cui essa si rivolge. Di conseguenza, il media pitch non dovrebbe mai essere costruito come un testo prettamente commerciale.
Il punto di partenza è comprendere quanto la proposta editoriale possa essere effettivamente notiziabile. Il media pitch, prima ancora di essere un esercizio di scrittura, è un esercizio di selezione. Occorre capire se il contenuto sia in grado di suscitare realmente l’attenzione di una redazione. La notiziabilità non dipende soltanto dal tema individuato, ma anche dal contesto, dal momento, dal taglio scelto e dal tipo di testata a cui ci si rivolge.
Una volta individuata la giusta notizia da presentare attraverso il media pitch diventa altrettanto importante proporla con la giusta angolazione. È necessario individuare quale aspetto della notizia possa risultare più interessante per il giornalista che la riceve.
A chi inviare un media pitch?
Il media pitch svolge tre funzioni fondamentali:
- richiamare l’attenzione del giornalista in un contesto saturo di mail, segnalazioni e richieste;
- mettere a fuoco il valore della notizia aiutando immediatamente il destinatario a comprendere per quale motivo dovrebbe prenderla in considerazione;
- indirizzare il contenuto al referente più adatto.
Partendo da quest’ultimo punto è evidente che il media pitch non possa essere inviato in maniera indiscriminata. Affinché il messaggio possa risultare efficace, diventa indispensabile un lavoro di targeting.
La proposta editoriale va inviata solo a quei giornalisti e a quelle testate che trattano temi compatibili con il contenuto proposto. Una notizia, anche se molto valida, rischia di non produrre risultati se indirizzata a una redazione che si occupa di tutt’altro. La parola d’ordine che dovrebbe accompagnare ogni invio di un media pitch è “coerenza”.
Come strutturare un media pitch efficace?
Un media pitch per essere efficace deve prendere in considerazione tutta una serie di elementi. Quali sono quelli più rilevanti?
Oggetto della mail
L’oggetto è il primo punto di contatto con il giornalista. Deve essere chiaro, pertinente e coerente con il contenuto del messaggio. Non ha il compito di stupire a tutti i costi, ma di mettere in evidenza il focus della notizia.
Un oggetto troppo vago rischia di passare inosservato. Uno troppo generico non aiuta a comprendere il valore della proposta. Uno ben costruito, invece, orienta immediatamente la lettura.
Apertura del messaggio
Le prime righe sono decisive. In questa parte il giornalista deve capire subito qual è la notizia e perché potrebbe essere interessante. Quando il focus tarda a emergere, il livello di attenzione di chi legge cala rapidamente.
L’apertura dovrebbe quindi andare dritta al punto. Può essere preceduta da una brevissima presentazione del mittente, soprattutto se non esiste una relazione pregressa con il giornalista. Tuttavia, non deve mai occupare troppo spazio.
Corpo del pitch
Nel corpo del messaggio si sviluppa la proposta, aggiungendo gli elementi indispensabili per contestualizzarla. Qui è importante trovare il giusto equilibrio: servono abbastanza informazioni per rendere il contenuto credibile, ma al tempo stesso non così tante da appesantire la lettura.
Il principio-guida resta la sintesi. Il pitch non deve raccontare tutto, ma selezionare il necessario. I dettagli più estesi saranno affidati a un successivo approfondimento, spesso con una intervista.
Tone of voice
Un tipo di scrittura eccessivamente pubblicitario tende a allontanare il messaggio dalle logiche giornalistiche e, quindi, risulta meno interessante per una redazione. Di conseguenza, il tone of voice del media pitch non dovrebbe mai attingere da un linguaggio da presentazione commerciale.
Le formule enfatiche, come aggettivi e superlativi, vanno decisamente accantonati. Per rendere la proposta credibile bisogna orientarsi su un linguaggio informativo e misurato. Altro aspetto importante è avere il dono della sintesi: il giornalista, nella giungla di mail della propria casella di posta, deve poter cogliere immediatamente il senso della proposta per poterla trovare interessante.
Tutto ciò non significa rinunciare alla forza del messaggio. Il media pitch funziona perché sfrutta al meglio il potere dei fatti e la loro pertinenza. In fondo, un giornalista reagisce meglio a un contenuto chiaro che non cerca di imporsi attraverso formule autocelebrative.
Quanto deve essere lungo un media pitch?
Non esiste una “prescrizione” che indichi il numero preciso di righe che dovrebbero contraddistinguere un media pitch. Tuttavia, c’è un principio a cui chi invia una proposta editoriale dovrebbe tener fede: il pitch dovrebbe essere breve quanto basta per essere letto facilmente e completo quanto serve per essere compreso.
Un messaggio troppo esteso rischia di diluire il focus. Un testo troppo ridotto, invece, può risultare insufficiente per far capire il senso della proposta. La “verità” sta nel mezzo, ovvero nella capacità di selezionare le informazioni davvero essenziali. Quel dono della sintesi citato nel paragrafo precedente risulta fondamentale per ordinare le priorità del messaggio.
Quindi, come scrivere al meglio un media pitch? Affidandoti alla giusta agenzia di PR. In Master Communication troverai un team dinamico pronto a costruire le connessioni utili per far emergere tutto il valore della tua azienda. Contattaci per una consulenza.




