Le nostre interviste


Ecco le testimonianze di alcune aziende con cui collaboriamo, per capire quali benefici portano le nostre campagne di PR e Ufficio Stampa

TUTTO – O MOLTO – SULLE PUBBLICHE REAZIONI. SCOPRILO ASCOLTANDO LA NOSTRA INTERVISTA

Cosa sono le pubbliche relazioni? Come si fanno? A cosa servono? Quando diventano strategiche? Come si intrecciano con il mondo digitale e dei social? Come prevenire gli errori di comunicazione? Come evitare i fallimenti? Come sta cambiando il mondo dell'informazione? Quale contributo possono dare le donne all'impresa e alla comunicazione d'impresa? A queste e molte altre domande abbiamo risposto partecipando al podcast Butterfly Area Stories, invitati dagli studenti di Scienze della Comunicazione dell'Università di Torino. Buon ascolto o visione!

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COMUNICARE FA BENE. PAROLA DI...Simona Fiorentini, marketing manager di Fiorentini Alimentari Spa

Dopo aver raggiunto un’altissima notorietà con campagne tv che si sono impresse nella memoria per un jingle tanto semplice quanto orecchiabile, avete deciso di iniziare un percorso di comunicazione con le Pubbliche Relazioni e l’Ufficio Stampa. Cosa vi ha spinto a decidere? e quali erano le aspettative?
Volevamo far conoscere la nostra azienda a 360 gradi, in quanto notorietà non sempre si coniuga con credibilità. Il nostro percepito da parte dei nostri consumatori non era chiaro, era indispensabile far capire meglio il nostro lavoro ed i nostri prodotti, presidiando più mezzi di informazione.

Dopo appena due mesi dall’inizio di questa nuova attività è arrivata la pandemia e con essa il lockdown. Cosa vi ha spinto a continuare a comunicare e cosa ha significato per voi continuare a farlo in un contesto così difficile? Cosa avete comunicato?
Noi siamo tra le aziende fortunate che non hanno mai chiuso, pertanto era fondamentale continuare a farci conoscere, come azienda orgogliosamente italiana che ha cercato di dare il suo contributo anche durante la pandemia.

A poco più di un anno dall’inizio di PR e Ufficio Stampa, cosa vi sembra essere accaduto, dentro e fuori l’azienda, in termini di percezione del brand? Cosa è cambiato o sta cambiando?
Credo che il nostro percepito sia migliorato e, i numerosi attestati di stima ed i contatti stretti durante questo ultimo anno, nonché la ripresa dei consumi dopo il primo lock down ci dicono che siamo sulla strada giusta.

Consigliereste ad altri di comunicare di più e con queste modalità? Perché?
Assolutamente sì se si vuole far conoscere la propria attività a 360 gradi.

In questi ultimi mesi avete anche iniziato a gestire la pagina aziendale su LinkedIn, la piattaforma social business che– rispetto ad altri Paesi – è ancora poco utilizzata in Italia. Perché? Cosa vi aspettate?
LinkedIn è una piattaforma molto professionale ed interessante per consolidare i contatti con i buyer della grande distribuzione, allacciare altri rapporti b to b, assumere.
È senza dubbio uno dei social migliori e nel quale crediamo di più per rafforzare la nostra immagine.

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COMUNICARE FA BENE. PAROLA DI...Antonia Trucillo, Direttore Marketing Cesare Trucillo Spa

Trucillo è un brand molto internazionale. Cosa vi ha spinto a iniziare nel 2019 un percorso di Pubbliche Relazioni e Ufficio Stampa rivolto invece al mercato interno?
Il nostro percorso di internazionalizzazione si fonda sull’esportazione di un prodotto autentico e iconico del Made in Italy. “Noi siamo il nostro caffè” è il nostro motto. Abbiamo sentito l’esigenza di raccontare la nostra identità. Abbiamo voluto raccontare agli Italiani perché Trucillo è True Italiano. E che dietro il rito della tazzina di caffè al bar, troppi ancora non lo sanno, ci sono le storie delle persone che lavorano nelle piantagioni, il sacrificio, le mani, il sudore, la forza e la dedizione di grandi famiglie. Che conosciamo direttamente.

Dopo due mesi è arrivato il lockdown. Per voi che distribuite principalmente nel fuori casa, con prospettive molto preoccupanti. Cosa vi ha spinto a continuare a comunicare e cosa ha significato farlo in un contesto così difficile? Cosa avete comunicato?
Abbiamo utilizzato questo tempo dilatato per esplorare nuove frontiere. Ci siamo posti nuove domande, dedicandoci sempre più all’aspetto valoriale del business, abbiamo investito in nuove risorse e progetti. Volevamo quindi comunicare i cambiamenti, testimoniare la nostra presenza attraverso azioni concrete, dare una voce di solidarietà nel silenzio di molti, continuare a dialogare con il nostro pubblico.

A poco più di un anno dall’inizio di PR e Ufficio Stampa, cosa vi sembra essere accaduto, dentro e fuori l’azienda, in termini di percezione del brand?
Comunicare attraverso persone che sanno ascoltare e raccontare emozionando, comunicare significati profondi, sta aggiungendo valore alla nostra azienda e ai nostri prodotti. Veniamo contattati da clienti B2C e B2B a seguito della visibilità che stiamo ottenendo con PR e Ufficio Stampa.

Consigliereste ad altri di comunicare di più e con queste modalità? Perché?
Oggi siamo inondati da informazioni, notizie, comunicazioni, spesso ridondanti e fuorvianti. Quindi trovo essenziale che quelle aziende, coerenti con i propri valori, innovative, responsabili, etiche, diano voce alla loro unicità attraverso una comunicazione attentamente meditata e pianificata.

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COMUNICARE FA BENE. PAROLA DI...Pietro Nicastro, Ceo & Founder Lowen-Com Srl (Löwengrube)

Pietro, cosa vi ha spinto a fine 2019 a iniziare un percorso di comunicazione attraverso le Pubbliche Relazioni?
Avevamo bisogno di un’azione che ci consentisse di posizionare il brand e di farlo conoscere a livello nazionale. Era qualcosa che a noi mancava totalmente e volevamo fare un salto da una conoscenza territoriale, dove sono presenti i nostri locali, a una nazionale.

Quali erano le vostre aspettative? Sono state soddisfatte?
Le aspettative sono state ampiamente superate. Anche con la recente apertura della stübe di Modena abbiamo fatto molto rumore e siamo riusciti, con un contenuto locale, a raggiungere i media nazionali. Con budget più contenuti rispetto ad altre forme di comunicazione si riesce a comunicare in modo più efficace. Prima di iniziare questo percorso in modo organizzato, avevamo contatti sporadici e disorganizzati con alcuni media. Con la giusta consulenza abbiamo ottimizzato ogni singolo euro investito, abbiamo avuto un indirizzo e ogni operazione ha cominciato a rispondere a una precisa strategia.

Dopo pochi mesi è arrivato il lockdown. Cosa vi ha spinto a continuare a comunicare e cosa ha significato farlo in un contesto così difficile?
Con la comunicazione abbiamo dato un segnale di resistenza, non solo al mercato, ma anche a dipendenti, collaboratori, fornitori... erano tutti preoccupati, soprattutto nel primo lockdown. Volevamo far sentire la nostra presenza nonostante tutto, perché è proprio nei momenti più complessi che bisogna far sentire che l’azienda c’è. Abbiamo comunicato quello che stavamo progettando, perché anche a porte chiuse abbiamo approfittato di questo tempo per portare a termine progetti in potenza che – presi dalle incombenze quotidiane – non avevamo ancora potuto realizzare.

La comunicazione può dare un contributo concreto anche all’evoluzione dell’azienda?
Sì, perché per comunicare bisogna dare un ordine alle cose. Grazie alla comunicazione abbiamo tirato fuori l’aspetto valoriale, del brand e delle persone. Abbiamo scritto un libro che ci ha aiutato a far emergere l’asset valoriale dell’azienda, prima sconosciuto anche ai giornalisti di settore, perché emergeva solo la nostra identità commerciale. Inoltre, tutto quello che viene comunicato deve essere coerente con la realtà dell’azienda e delle persone, quindi i processi di comunicazione hanno portato anche a una migliore consapevolezza all’interno, delle persone che scientemente sanno di doversi comportare come dichiariamo di comportarci. Infine, grazie al pensiero strategico dei consulenti, abbiamo deciso di metterci la faccia, di far parlare i fondatori, di far emergere la nostra italianità. Prima eravamo percepiti come tedeschi che vendevano würstel e birra in Italia.

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